Ricordando Buča e Mariupol

A Mosca e a Krasnodar alcuni attivisti hanno inscenato proteste silenziose stendendosi a terra, in ricordo del recente eccidio di Buča. A Krasnodar, Ol’ga Aksenova si è stesa sul marciapiede con le mani legate dietro la schiena, accanto a un pannello con la scritta «Per i nostri», a sostegno dell’esercito russo. Durante l’azione l’attivista è stata avvicinata da un passante che ha chiamato la polizia.

Un’altra iniziativa dimostrativa è #Мариуполь5000, lanciata dal Movimento femminista russo per ricordare le migliaia di civili morti a Mariupol: «La Russia bombarda gli edifici residenziali dai primi giorni della guerra, e la città è bloccata: i sopravvissuti non possono procurarsi cibo e medicine e non possono uscire. Poiché i corpi non possono essere portati nei cimiteri, i vivi seppelliscono i loro morti direttamente nei cortili (…). La Russia continua a negare la propria responsabilità, e i propagandisti raccontano che la città è stata bombardata dall’Ucraina. Questa è una bugia e un insulto alla memoria dei morti.

Le autorità russe fanno di tutto per distruggere l’empatia e la compassione nei cittadini, ai quali non vengono mostrate né le immagini dei morti e dei feriti, né le croci piantate vicino ai parco-giochi per bambini. Mostriamo loro il vero paesaggio della guerra: vi invitiamo a installare nei cortili una croce con una targa in memoria dei morti di Mariupol. Vogliamo provare a installare 5000 croci in tutta la Russia: aiutateci».

Alle femministe si sono uniti alcuni studenti di varie università, come ad esempio l’RGGU e la MGPU di Mosca, e l’Accademia d’arte di S. Pietroburgo.